«Abbiamo 5.000 fucili custoditi in un bunker. Se attaccano le fabbriche, ci difenderemo». Intervista a josé Ramón Rivero

“Abbiamo 5.000 fucili custoditi in un bunker. Se attaccano le fabbriche, ci difenderemo”. Intervista esclusiva al venezuelano José Ramón Rivero, candidato nello Stato Bolivar per la classe operaia

Geraldina Colotti

 

Quando José Ramón Rivero ci risponde, intorno c’è ancora il clamore della folla. A Ciudad Guayana, nello Stato Bolivar, si è appena conclusa una grande marcia nella zona industriale del complesso siderurgico più grande del Venezuela. Un territorio in cui la classe operaia è forte e organizzata e – come ci spiega Rivero – ha una lunga tradizione di lotta fin dagli anni Sessanta del secolo scorso, con la quale è sempre riuscita a contrastare le mire della destra.

Alla marcia, José Ramón Rivero era in prima fila, in quanto responsabile nazionale del Comando di campagna per il settore dei lavoratori e delle lavoratrici. D’altro canto, è lì che si è formato come dirigente sindacale della Alcasa, Aluminio del Caroní, una delle più importanti fabbriche di alluminio del paese. Poi, dopo essere stato eletto all’Assemblea Nazionale, ha avuto l’incarico di formare le lavoratrici e i lavoratori in Parlamento e in seguito è stato ministro del Lavoro dal 2007 al 2008. Il suo impegno è proseguito poi come viceministro del Lavoro nel settore delle ispezioni e come membro dello stato maggiore dei Consigli produttivi dei lavoratori e delle lavoratrici (CPTT) nello stato di Bolivar, dove ora è candidato.

Com’è andata la manifestazione?

Molto partecipata. Entusiasmante. Con tutti i problemi che abbiamo a causa del blocco economico, compresa la scarsità di combustibile che rende difficile gli spostamenti, ci aspettavamo al massimo 5.000 persone. Ne sono venute almeno il doppio. E pensare che, per rendere più efficaci le misure di biosicurezza – tutto il corteo è stato costantemente nebulizzato con prodotti antisettici – l’avevamo indetta nella zona industriale, dove si va solo per lavorare. Però abbiamo visto aggregarsi sempre più gente in maniera spontanea. Una risposta entusiasta della classe operaia e del popolo in generale. Con i lavoratori e le lavoratrici, insieme al partito della rivoluzione, il Psuv, erano presenti tutti i settori della campagna, tutti i partiti dell’Alleanza del Gran Polo Patriottico Simon Bolivar: Ppt, Upv, Somos Venezuela, Podemos, Alianza Por el Cambio, Tumanaros, Ora… C’era entusiasmo e molta allegria. Nonostante le difficoltà che ci provoca, l’imperialismo non è riuscito a toglierci l’allegria. Questa è la zona industriale più importante del Venezuela, ha una storia di lotta di classe che risale agli anni Sessanta del secolo scorso. Il nemico non è riuscito a scalfire il morale della classe operaia, che continua a resistere con allegria. Per questo abbiamo cominciato da qui la campagna per il 6D. La classe operaia ha un duplice compito: concentrarsi nella produzione, ma anche riprendersi l’Assemblea Nazionale.

Dopo i ripetuti sabotaggi della destra, qual è la situazione in Bolivar?

Ti do una notizia. Dopo il micidiale sabotaggio alla principale idroelettrica del paese, che abbiamo subito nello stato Bolivar il 7 marzo dell’anno passato, abbiamo stabilito un piano di difesa delle fabbriche, insieme ai lavoratori e alle lavoratrici. Il presidente Nicolas Maduro ha disposto la formazione delle milizie operaie. Attualmente abbiamo 4.000 miliziani e miliziane, operai e operaie dell’industria organizzati, allenati a usare qualunque tipo di arma, comprese quelle antiaeree. Abbiamo costruito un bunker dove i lavoratori custodiscono 5.000 fucili, pronti a usarli in caso di aggressione. Nei giorni precedenti la campagna elettorale, io ho percorso il paese in lungo e in largo. Ti assicuro che ho visto tanta forza, convinzione e fermezza nella classe operaia, decisa a difendere con ogni mezzo questa rivoluzione. Nonostante quel che ci ha provocato inducendo la scarsità, distruggendo la nostra moneta, il potere acquisitivo dei nostri salari, l’imperialismo non è riuscito a penetrare nell’animo dei lavoratori e delle lavoratrici, che continuano a resistere con stoicismo, forza e resilienza agli attacchi e alla guerra economica.

Come viene discussa la questione del salario e della perdita del potere d’acquisto nella classe operaia? Le componenti che hanno deciso di abbandonare l’Alleanza del Gran Polo Patriottico battono molto su questo tasto.

Tutti siamo convinti, dall’alto governo alla direzione sindacale, che si deve migliorare il potere acquisitivo. Per questo occorre aumentare la produzione endogena e continuare ad amministrare le risorse che si ottengono, in maniera trasparente ed efficiente: perché le risorse sono davvero poche, non vendiamo petrolio – nostra principale fonte d’entrata e di finanziamento dei piani sociali e di mantenimento del potere d’acquisto – dall’ottobre dell’anno scorso, a causa del bloqueo. Perseguitano e bloccano le petroliere, sanzionano i capitani, ci bloccano i fondi per l’acquisto di materie prime… Nonostante questo, siamo arrivati a produrre l’85% di quel che consumiamo. Un record per un paese che ha sempre importato alimenti. E vogliamo continuare su questa strada. Tutti gli sforzi di riconversione dell’economia hanno permesso che oggi si siano potute aggiustare le griglie salariali nel settore pubblico intervenendo sulle diverse categorie con un aumento sostanziale e con l’aggiunta di un aiuto addizionale per l’alimentazione. Tuttavia, occorre sapere che la perdita del potere acquisitivo non è stata uniforme. Nel settore privato, vi sono categorie che stanno percependo 20-30 volte il salario minimo. Nell’impresa metallurgica dove lavoro io, che è dello Stato, il presidente Maduro ha disposto una compensazione suppletiva che consente di percepire un salario superiore a quello stabilito nella convenzione collettiva. Il ritardo maggiore lo avevamo nell’amministrazione pubblica. Con la Legge anti-bloqueo e con il nuovo dinamismo dell’economia, non ho dubbi che miglioreremo potere acquisitivo generale. Intanto, a tutti i livelli del governo e dell’avanguardia rivoluzionaria c’era la convinzione di aumentare il salario dei lavoratori nel settore pubblico e così si è fatto.

In che misura la legge anti-bloqueo può incidere favorevolmente sui salari considerando la persistenza delle misure coercitive unilaterali imposte dall’imperialismo? Puoi farci degli esempi concreti?

Stiamo presentando all’esecutivo proposte, idee progetti, discussi con i lavoratori e le lavoratrici per migliorare la produzione nazionale. Nello Stato Bolivar, per esempio, abbiamo una storia ferroviaria di oltre 100 anni, però mai si sono fabbricate qui ruote di acciaio per i treni. Nonostante abbiamo immense riserve di ferro, che è la materia prima dell’acciaio, le abbiamo sempre importate. Cosa c’entra la Legge anti-bloqueo, che verrà pubblicata in Gazzetta la prossima settimana? Perché, con un insieme di articoli, si stabilisce la creazione di un fondo che si alimenterà delle risorse provenienti da tutti i processi che, dal giorno della pubblicazione della legge in poi, producano guadagno. Per esempio: se c’è un aumento nel pagamento di interessi, la differenza tra gli interessi che si pagavano prima della promulgazione della legge e quelli che si pagano posteriormente, vanno in quel fondo. La stessa cosa avverrà con le tasse alle imprese, e anche con il risparmio determinato dal sostituire le importazioni con la produzione locale. Inoltre, il presidente ha sollecitato una lista di imprese dello stato nelle quali le avanguardie siano in grado di condurre la gestione diretta di queste imprese per trovare le risorse corrispondenti ai progetti che presentino questi lavoratori. Le entrate che generano questi progetti nella produzione, provenienti dalla classe operaia organizzata, serviranno per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici e per il recupero delle prestazioni sociali. Grazie alle misure del governo per riconvertire l’economia, abbiamo verificato che una economia diversificata non dipendente della rendita petrolifera sta aumentando la produzione sia nelle imprese dello Stato che nel privato. Venerdì 6 presenteremo progetti e proposte per questa nuova fase al presidente Maduro, da cui ci aspettiamo importanti annunci.

Di recente, si è svolto un Congresso internazionale sul Blocco storico, che continuerà fino al 4 febbraio 2021. Quali proposte ci sono state e quali aspettative si sono aperte?

Sono stati prodotti 4 documenti su tema gramsciano del Blocco Storico, discussi dai lavoratori e dalle lavoratrici, dai partiti, dai movimenti, e uno specifico della classe operaia. I partiti politici del Gran Polo Patriottico hanno riflettuto sul loro ruolo all’interno della formazione del blocco storico venezuelano. Lo stesso è avvenuto per 25 settori sociali nei quali vi sono movimenti che trasversalizzano la società: donne, gioventù, operatori della comunicazione alternativa, anziani, i movimenti dei compagni LGBT, i contadini, i settori religiosi in tutte le loro diverse manifestazioni. Un terzo documento ha raccolto la proposta di questi tre settori, lavoratori, partiti e movimenti sociali. Il documento della classe operaia direi che è stato il più importante perché, oltre a un arco di proposte che vanno nel senso che accennavo prima, nelle conclusioni si è aperto un dibattito sulla visione da assumere nella costruzione del blocco storico, partendo da due diverse prospettive: una secondo la quale il nuovo deve ancora sostituire il vecchio, e l’altra per la quale il nuovo è andato sostituendo il vecchio fin dal momento in cui Hugo Chavez è stato eletto presidente. Una svolta rappresentata dall’arrivo di un rivoluzionario all’esecutivo nazionale, che fa sicuramente parte della sovrastruttura. È stato, secondo noi, il primo passo, nella costruzione del blocco storico venezuelano. Il dibattito, che si sta svolgendo con i movimenti sociali in tutto il paese, durerà fino al 4 febbraio, data della ribellione civico-militare del 1992. Nel Congresso, si è deciso che il blocco storico avrà carattere socialista e bolivariano, perché la società che vogliamo costruire è socialista, umanista, senza sfruttatori, e bolivariana: perché la patria che vogliamo lasciare alle future generazioni è quella del Libertador, che sognava una Patria Grande in grado di giocare un ruolo preponderante nel concerto delle nazioni, come ha prefigurato il Congresso di Angostura. Tutte le proposte che emergono saranno dibattute. Sia quel che stiamo facendo con la Legge anti-bloqueo, sia la proposta produttiva della classe operaia organizzata, vanno nel senso del consolidamento della base materiale del blocco storico che, come sappiamo, per Gramsci è composto da due elementi: la struttura e la sovrastruttura. La sovrastruttura che dirige la società nel caso del capitalismo è una sovrastruttura capitalista, mentre nel nostro caso stiamo costruendo una sovrastruttura bolivariana e socialista. L’elemento più forte della rivoluzione bolivariana è una sovrastruttura come direzione politica unificata, consolidata, monolitica nelle sue molte diversità che confluiscono in modo straordinario senza che lasciarsi dividere, senza generare frazionismi. È la direzione che formò Chavez, è l’elemento più forte nella costruzione del nostro blocco storico. E questa società necessita di una base materiale. Nel caso del capitalismo, la base materiale è data dalle imprese capitaliste che estraggono il plusvalore e lo impiegano nell’apparato repressivo dello Stato, in quello di propaganda, di dominio del capitalismo, e che si muovono nella sovrastruttura. Nel nostro caso stiamo avanzando nella costruzione di una base materiale, di una struttura, che è di transizione e che comprende elementi di economia mista, tra imprese di proprietà sociale, imprese dirette dallo stato e imprese che sono dirette dal settore privato. E avanziamo con grande forza in questo momento nel produrre quel che consumiamo e abbandonare il modello basato sulla rendita petrolifera che ha fatto parte della nostra cultura economica fino a che il bloqueo o la pandemia, fino a che la crisi economica capitalista, aggravata dalla forma irresponsabile con la quale i governi borghesi hanno affrontato la pandemia, ci ha obbligato e ci sta obbligando, sotto la direzione di Nicolas Maduro, a cambiare indirizzo.

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