L’Eroico Chuao e l’operazione Negro Primero

Veronica Díaz

L’Eroico Chuao e l’operazione Negro Primero

“Siamo un popolo profondamente chavista e antimperialista”

 

“Viva Chuao! Uno dei più bei paesi di architettura coloniale. La chiesa, l’antica azienda agricola del cacao e quei gruppi di giovani: ragazzini dappertutto, cioè, ragazzini e ragazzine dappertutto!” così descriveva il Comandante Hugo Chávez Frías il paesino costiero araguegno, il 27 aprile del 2008, mentre percorreva le sue strade e abbracciava la sua nobile gente, famosa per produrre il miglior cacao del mondo, creando in questo modo un indistruttibile vincolo spirituale, che nella data del 4 maggio 2020 ha dimostrato al mondo intero quanto sia difficile appropriarsi del petrolio venezuelano.

Alle prime luci del mattino della domenica del 3 maggio, un gruppo di mercenari ha cercato di invadere le coste di Macuto, nello stato della Guaira, a 30 minuti da Caracas, in un punto molto vicino all’aeroporto internazionale Simon Bolivar. L’incursione avrebbe dovuto creare le condizioni per permettere alle forze straniere paramilitari di sequestrare il presidente Nicolás Maduro, assassinare i dirigenti del chavismo e rovesciare il governo bolivariano, nell’operazione denominata “Operazione Gedeone”, sventata dall’ “Operazione Negro Primero. Disfatta del nemico” guidata dal presidente Maduro.

Nel momento in cui vengono avvistate imbarcazioni irregolari, avviene subito lo scontro che porta a 8 morti e 2 arrestati, e sventa il piano di invasione marittima mediante operazioni clandestine, a causa delle quali un gruppo di mercenari è dovuto fuggire, navigando verso Aragua.

Lunedì 4 maggio intorno alle ore 11 del mattino, un elicottero delle Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) individuò un’imbarcazione sospetta con le stesse caratteristiche della barca in fuga. Dopo una serie di spari iniziò l’operazione di cattura. I mercenari scapparono verso la baia di Chuao, alterando l’atmosfera di pace della bellissima spiaggia del posto, famosa meta turistica prima del periodo di quarantena necessario a frenare il propagarsi del Covid-19.

José Mayora, un abitante di Chuao, stava pescando quando vide che un’imbarcazione sconosciuta era inseguita da un elicottero dell’armata venezuelana, fatto inusuale nel tranquillo paese costiero, famoso per le sue belle spiagge e il suo buon cioccolato. Mayora avvisò immediatamente il corpo di polizia locale, che insieme alla milizia riuscì a neutralizzare 8 mercenari.

Dopo l’atterraggio dell’elicottero, i militari informarono immediatamente i loro superiori e mentre arrivavano i rinforzi, i detenuti furono presi in custodia da un’agguerrita e degna miliziana mulatta accompagnata dalla popolazione civile, cosciente del momento storico che stavano vivendo.

La prodezza di Chuao si propagò viralmente sulle reti sociali e sui mezzi di comunicazione del pianeta, con foto e video che mostravano la lotta di Davide contro Golia, in cui un’umile popolazione di pescatori affrontò con pietre, bastoni e modeste armi i paramilitari della collaborazionista Silvercorp Usa, l’impresa di Jordan Goudreau, alla quale si diede il compito di far cadere il presidente Maduro.

Chuao, situata nella zona costiera del centro nord venezuelano, è una delle parroquias (quartieri) del municipio aragüeño Santiago Mariño, composta da 11 caserios dove vivono circa 5 mila abitanti.

Ingrit Cazaña, appartenente alle forze di polizia di Chuao, in seguito racconterà che con la sua modesta pistola dovette affrontare il sofisticato armamento dei mercenari.

“Avvistati i gringos a prua dissi loro di scendere”, racconta a Telesur in un video in cui si può vedere la cattura dei mercenari. Il video mostra inoltre il momento in cui, con l’aiuto dei pescatori si improvvisano delle manette con mecates e cuoio per legare gli invasori.

L’intervista della giornalista Madelein Garcia all’otto maggio contava già 71.022 visualizzazioni su Youtube.

I mercenari catturati chiesero alla polizia e ai miliziani di essere liberati, offrendo i loro dollari, però ricevettero come risposta l’orgoglio di un gentilicio che non si compra né si vende. “Prima di tutto l’integrità” è la risposta della funzionaria Ingrit Cazaña.

Quella mattina il miliziano Yonatan Liendo non era sulla spiaggia, perché aveva dei compiti da svolgere in paese, ma tornando a casa notò uno strano trambusto. Domandò che cosa stava succedendo e così seppe che un elicottero era sulla spiaggia perché un gruppo di terroristi aveva cercato di sbarcare nella baia. Yonatan si attivò immediatamente, prese la moto per dirigersi alla spiaggia e al suo arrivo stavano facendo scendere i detenuti dalla barca. Aiutò la polizia la protezione civile e i suoi compagni miliziani che avevano preso in custodia i detenuti.

Anche la popolazione civile collaborava, dimostrando che l’unione civico militare in Venezuela non è un’invenzione del macchinario di propaganda del chavismo come si è trattato di far credere all’estero.

La popolazione di Chuao ha dimostrato la nostra lealtà alla Rivoluzione, e che siamo rodilla en tierra con il nostro governo e grazie al presidente Nicolás Maduro Moros, al governatore Rodolfo Marcos Torres e alla nostra sindaca Johanna Sànchez, che ci ha organizzati come popolo, siamo riusciti a portare a termine questa cattura evitando un bagno di sangue nella nostra amata patria” racconterà Liendo, che ricopre anche l’incarico di comandante dell’Unità di Battaglia Bolivar Chàvez (UBCH) di Chuao.

Liendo guida un’organizzazione di base del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV),

che insieme ai Comitati Locali di Approvvigionamento e Produzione (CLAP), le milizie, la gioventù del partito, le organizzazioni femminili e altri movimenti sociali, formano parte di un efficiente tessuto sociale che si è conformato e rafforzato per resistere all’aggressione costante che, per ordine di Washington, deve affrontare il governo di Nicolás Maduro.

Tra i mercenari catturati si trovavano gli statunitensi Luke Denman e Airam Berry, che non si aspettavano l’agguerrita risposta del popolo di Chávez, che non li percepivano come angeli dagli occhi azzurri pronti a salvarli dalla dittatura di Maduro, ma al contrario, li trattarono come nemici della patria.

“Ci hanno sottovalutati e non si aspettavano la sorpresa che demmo loro come popolo organizzato. Loro sono Rambo e noi un umile popolo che per la verità vincerà sempre” ci dirà Reinaldo Chávez, originario dell’agguerrito paese.

“Siamo chavisti! Lo siamo sicuramente! Chuao è un paese profondamente chavista e antimperialista. Non permetteremo mai a nessuno di venire a infangare la nostra patria e l’accaduto di lunedì è stata la migliore dimostrazione di questa realtà, perché il mondo intero sappia che a Chuao nessuno può ostacolare la Rivoluzione”, dirà in seguito Yonatan Liendo. I gringos volevano invadere l’aeroporto internazionale Simon Bolivar per assicurare il trasferimento su territorio americano del presidente in carica, naturalmente dopo il suo sequestro. Questi yankees credevano che il Venezuela sarebbe stato uno dei tanti paesi da loro attaccati e poi distrutti, ma si sono sbagliati perché noi siamo un popolo agguerrito, bolivariano, che mai permetterà a nessun impero di profanare il suo sacro territorio. Il nostro Simòn Bolivar ci ha dato la forza per affrontarli in cielo, in terra e in mare e in qualsiasi altro luogo noi li sconfiggeremo” ha avvertito il miliziano e capo della UBCH di Chuao.

 

Traduzione a cura di Ivana Dellapiana (BRICS-PSUV, Italia)

Questo articolo è parte di un reportage che trovate nelle pagine centrali del penultimo numero del Cuatro F

 

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