Venezuela. «L’UE deve rispettare i risultati delle legislative in Venezuela».

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«L’Unione Europea deve rispettare i risultati delle legislative in Venezuela». Intervista all’editore catalano Simón Vázquez

Geraldina Colotti

 

Tra le voci che partecipano alla campagna della Rete Europea in difesa della Rivoluzione Bolivariana, c’è quella dell’editore catalano Simón Vázquez, militante internazionalista. Con lui abbiamo conversato a proposito delle elezioni parlamentari del 6 di dicembre in Venezuela e dell’atteggiamento di chiusura adottato dall’Unione Europea, che continua a sostenere i golpisti venezuelani, sulla scia di Trump. Domani, 1° dicembre, la Rete consegnerà all’Unione Europea oltre 3.500 firme raccolte in pochi giorni con la petizione intitolata: «L’Unione Europea deve rispettare i risultati delle elezioni legislative in Venezuela «.

Simón, puoi riassumerci la tua storia politica?

 Sono stato un attivista culturale fin da giovanissimo, militante della sinistra catalana nella quale mi posiziono politicamente anche se attualmente il mio impegno è sul terreno culturale e della battaglia delle idee. Sono stato cofondatore di Tigre de Paper, sono membro del comitato di redazione di Catarsi Magazín e attualmente coordino la terza tappa di Bellaterra edicions, che ha quasi 50 anni di storia come casa editrice accademica con sede a Barcellona.

 

Qual è la linea della casa editrice, quali sono le pubblicazioni e a chi si rivolge?

Bellaterra edicions è una casa editrice accademica nata nel 1973 per merito di Feliu Riera, un ex esule repubblicano, che ben presto ha pubblicato libri a carattere scientifico. Nella sua seconda tappa, dal 1995 a oggi, José Luis Ponce e Gloria Mendoza hanno preso il testimone di Bellaterra promuovendo le scienze sociali e il pensiero critico. E, da ottobre, abbiamo iniziato noi la terza tappa, stiamo garantendo continuità attraverso una cooperativa editoriale.

Di cosa parla e com’è costruito l’ultimo libros che avete pubblicato, Las balas de Washington?

Si tratta di un libro dell’editore indiano Vijay Prashad, che reca una prefazione dell’ex presidente della Bolivia, Evo Morales. Un saggio sull’intervento imperialista statunitense contro i popoli del mondo. Un libro acuto e molto ben documentato, utile per spiegare in Europa occidentale la questione dell’imperialismo per come si presenta e per come ha agito per esempio in Bolivia, in Venezuela e in altri paesi del sud. Abbiamo tenuto a farlo conoscere in Spagna per mostrare come funziona il mondo, perché sapere come funziona il mondo è l’unica maniera per trasformarlo.

Perché consideri importante impegnarti, dall’Europa, per difendere il processo bolivariano?

La sinistra è per natura internazionalista, almeno così dovrebbe essere. Come militanti che vivono nel centro imperialista abbiamo l’obbligo politico e morale di difendere i processi emancipatori dei popoli del mondo, e quindi anche il processo bolivariano in tutte le sue modalità e anche contraddizioni, rispettando sempre l’autonomia e i percorsi dei popoli. Consideriamo sbagliata la pretesa di alcuni intellettuali occidentali di giudicare processi complessi che avvengono in altre parti del mondo senza avere tutti gli elementi e l’esperienza diretta per valutare adeguatamente. Il nostro compito non è quello di entrare nelle contraddizioni, ma di unire tutte le forze solidali per difendere un’idea di cambiamento che si propone in quei processi. La Rete europea di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana porta avanti varie iniziative di mobilitazione e sostegno anche con movimenti di esuli e migranti e scende in campo organizzando la massima visibilità possibile quando ci viene richiesto dai vari processi di emancipazione nel mondo, come in questo caso dalla rivoluzione bolivariana in Venezuela. Certo, c’è sempre una parte della sinistra più reattiva e un’altra meno.

La Spagna è un centro di attività destabilizzanti contro il Venezuela bolivariana, anche perché dà rifugio ai golpisti e perché ha eletto al parlamento europeo il primo deputato con doppia nazionalità, spagnola e venezuelana, Leopoldo Lopez Gill, padre del leader di Voluntad Popular, fuggito a Madrid. Che peso ha la destra venezuelana nel governo spagnolo?

In Catalogna, l’opposizione venezuelana non ha grande sostegno nelle sfere governative. In Spagna, forti settori dell’oligarchia appoggiano l’opposizione più reazionaria contraria al processo democratico in Venezuela, rappresentata da Lopez padre e figlio: da un lato il Pp, Ciudadanos, e Vox che è di estrema destra, dall’altro il Ps. Il nostro compito è denunciare queste manovre destabilizzanti affermando con forza che non ci dev’essere nessuna ingerenza di paesi stranieri negli affari interni del Venezuela.

Che analisi fai del processo bolivariano anche rispetto al contesto europeo e a quello internazionale?

Vediamo con preoccupazione non certo il processo interno del Venezuela, ma l’accerchiamento internazionale e i pericoli che si possono presentare prima e dopo le elezioni. Speriamo che il popolo continui a resistere e a organizzarsi con il Partito Socialista Unito del Venezuela con l’aiuto di tutti i settori sociali che difendono la rivoluzione bolivariana, e che dobbiamo appoggiare senza tentennamenti.

Come giudichi le critiche rivolte da quelle componenti politiche, come il Partito comunista venezuelano che si presentano alle elezioni da soli?

Da lontano e dalla nostra posizione di osservatori, ma solidali e partecipi, è difficile e scivoloso intervenire in questo dibattito. Desideriamo che il processo continui nella massima unità e non riteniamo opportuno esprimere valutazioni pubbliche su elementi di carattere interno, relativi al dibattito fra le diverse tendenze esistenti nel movimento bolivariano. Credo che il popolo venezuelano debba risolvere i suoi conflitti politici come ritiene e con le sue modalità, per poter mantenere e approfondire la rivoluzione bolivariana che tutti appoggiamo nella Rete Europea di solidarietà.

 

«La Unión Europea debe respetar los resultados de las elecciones legislativas en Venezuela». Entrevista al editor catalán Simón Vázquez

Entre las voces que participan en la campaña de la Red Europea en defensa de la Revolución Bolivariana, está la del editor catalán Simón Vázquez, militante internacionalista. Conversamos con él sobre las elecciones parlamentarias del 6 de diciembre en Venezuela y la postura adoptada por la Unión Europea, que sigue apoyando a los golpistas venezolanos. Mañana 1 de diciembre, la Red entregará a la Unión Europea más de 3.500 firmas recogidas en unos días con la petición titulada: «La Unión Europea debe respetar los resultados de las elecciones legislativas en Venezuela».

Simón, ¿puedes resumir tu historia política?

Soy activista cultural desde muy joven, militante de la izquierda catalana en la que me siento políticamente, aunque mi compromiso en la actualidad se da en el terreno cultural y en el de la batalla de ideas. Fui cofundador de Tigre de Paper, soy miembro del consejo editorial de Catarsi Magazín y actualmente coordino la tercera etapa de Bellaterra edicions, que tiene casi 50 años de historia como editorial académica con sede en Barcelona.

¿Cuál es la línea de la editorial, cuáles son las publicaciones?

Bellaterra edicions es una editorial académica fundada en 1973 gracias a Feliu Riera, ex exiliado republicano, que pronto publicó libros científicos. En la segunda etapa, desde 1995 hasta la actualidad, José Luis Ponce y Gloria Mendoza han tomado el relevo promoviendo las ciencias sociales y el pensamiento crítico. Y, desde octubre, iniciamos la tercera etapa, estamos garantizando la continuidad a través de una cooperativa editorial.

¿De qué trata el último libro publicado por la editorial, Las balas de Washington, y cómo está construido?

Es un libro del editor indio Vijay Prashad, que lleva un prefacio del expresidente de Bolivia, Evo Morales. Un ensayo sobre la intervención imperialista estadounidense contra los pueblos del mundo. Un libro agudo y muy bien documentado, útil para explicar la cuestión del imperialismo en Europa Occidental tal como se presenta y cómo ha actuado, por ejemplo, en Bolivia, Venezuela y otros países del sur. Queríamos darlo a conocer en España para mostrar cómo funciona el mundo, porque saber cómo funciona el mundo es la única forma de transformarlo.

¿Por qué considera importante comprometerte desde Europa a defender el proceso bolivariano?

La izquierda es internacionalista por naturaleza, al menos así debería ser. Como militantes que vivimos en el centro imperialista, tenemos la obligación política y moral de defender los procesos emancipatorios de los pueblos del mundo, y por ende también el proceso bolivariano en todas sus formas e incluso contradicciones, respetando siempre la autonomía y los caminos de cada pueblo. Consideramos errónea la afirmación de algunos intelectuales occidentales de juzgar procesos complejos que tienen lugar en otras partes del mundo sin tener todos los elementos y experiencia directa para evaluarlos adecuadamente. Nuestra tarea no es entrar en las contradicciones, sino unir todas las fuerzas de la solidaridad para defender una idea de cambio que se propone en esos procesos. La Red Europea de Solidaridad con la Revolución Bolivariana lleva a cabo diversas iniciativas de movilización y apoyo también con movimientos de exiliados y migrantes y toma el terreno organizando la máxima visibilidad posible cuando así lo soliciten los distintos procesos emancipatorios en el mundo, como en este caso por la Revolución bolivariana en Venezuela. Eso sí, siempre hay una parte de la izquierda que es más reactiva y otra que es menos.

España es un centro de actividades desestabilizadoras contra la Venezuela bolivariana, también porque da refugio a los golpistas y porque eligió al Parlamento Europeo al primer diputado con doble nacionalidad, español y venezolano, Leopoldo López Gill, padre del líder del Popular Voluntad. huyó a España. ¿Qué peso tiene la derecha venezolana en el gobierno español?

En Cataluña, la oposición venezolana no tiene mucho apoyo en los ámbitos de gobierno. En España, en cambio, apoyan a la parte más extrema y reaccionaria de la oposición venezolana, encabezada por los dos López, padre e hijo. Esto es cierto para el PP, Ciudadanos, Vox, que es de extrema derecha, pero también para el PS: sectores de la oligarquía que se oponen al proceso democrático en Venezuela. Nuestra tarea es denunciar estas maniobras desestabilizadoras, afirmando enérgicamente la no injerencia en los asuntos internos de otros países.

¿Qué análisis hace del proceso bolivariano también con respecto al contexto europeo e internacional?

Vemos con preocupación el cerco del que es víctima la Venezuela bolivariana, y ciertamente no el desarrollo de la dinámica interna del proceso. Miramos con preocupación los peligros que pueden surgir antes y después de estas elecciones, y esperamos que el pueblo pueda seguir resistiendo y organizándose en torno al Partido Socialista Unido de Venezuela con la ayuda de todos los sectores sociales que defienden la revolución bolivariana, y que debemos apoyo sin dudarlo.

 

¿Cómo juzga las críticas de aquellos componentes políticos, como el Partido Comunista Venezolano, que decidió ir solo en las elecciones?

Desde la distancia y desde nuestra posición de observadores que, sin embargo, apoyamos y somos solidarios, es difícil y escurridizo intervenir en este debate. Queremos que el proceso continúe en la máxima unidad y no consideramos oportuno evaluar públicamente elementos de carácter interno, relacionados con las distintas tendencias que existen en el movimiento bolivariano. Creo que el pueblo venezolano debe resolver sus conflictos políticos a su manera y con su propio criterio, para poder continuar la revolución bolivariana, que todos apoyamos en la Red Europea de Solidaridad.

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