La Ribellione necessaria (parte 3)

Sensazione Bolivariana

Adan Chávez Frías

@adancoromoto

La Ribellione necessaria (parte 3)

                                           I

La Rivoluzione Bolivariana è stata fin dalla sua genesi un progetto unitario, mosso dall’idea di unire le forze per la difesa della dignità nazionale, di fronte agli eccessi dei governi della Quarta Repubblica; motivazione fondamentale dell’insurrezione civico-militare del 4-F del 1992.

Questa insurrezione fu, senza dubbio, un’azione donchisciottesca; soprattutto considerando che, nonostante l’enorme malcontento esistente nelle caserme, i militari che agirono furono una minoranza. Nessun generale al comando delle truppe era coinvolto, nessun ufficiale né della Marina né della Guardia Nazionale si era unito; Inoltre, si sapeva che gli ufficiali coinvolti erano stati traditi da uno dei Capitani che faceva parte del Movimento.

Pochi giorni prima della ribellione, è stato completato il documento che sarebbe stato presentato al paese se l’azione avesse avuto successo, chiamato «Progetto nazionale Simón Bolívar: governo di salvezza nazionale», in cui venivano spiegati i fondamenti ideologici, basati, com’è noto, nell’»Albero delle 3 Radici».

Il documento definiva inoltre gli obiettivi generali del progetto, sulla base della risposta alla domanda: «Qual è il motivo per cui stiamo, qui e ora, annunciando e promuovendo profondi cambiamenti all’inizio dell’ultimo decennio di questo secolo perduto?»; obiettivi che, come indicato nel Piano «… fanno parte delle più urgenti esigenze umane, individuali e collettive, non solo di ordine materiale ma … anche … di ordine politico e … culturale …».

È chiaro, nel documento, che l’insurrezione civico-militare perseguiva la presa del potere politico per istituire un Consiglio Generale Nazionale, composto da civili e militari; organo responsabile della creazione di un’Assemblea Costituente, per salvare la Patria e costruire una democrazia partecipativa e protagonista.

Lo stesso comandante Chávez ha affermato in diverse occasioni che in questo progetto iniziale non si faceva alcun riferimento esplicito al socialismo, ma ovviamente, chi può negarlo, c’erano elementi di grande contenuto umanistico; e, quindi, elementi di grande contenuto socialista in tutti gli approcci che lo supportano. In ogni caso, quando si è discusso di questo progetto, era prematuro proporlo apertamente come alternativa socialista per la salvezza della Patria.

                                              II

Come è noto, la ribellione non ha potuto concludersi con successo, non riuscendo nemmeno ad arrestare il presidente Pérez, che era un obiettivo fondamentale per ottenere la presa del potere politico, come ha poi espresso il comandante Chávez; un obiettivo mancato, tra l’altro, perché, come detto prima, l’azione è stata fatta scoprire da un Capitano membro del Movimento, ragion per cui l’Alto Comando Militare aveva preso alcune precauzioni.

Chávez lo ha raccontato a Ramonet in questo modo: “… La denuncia del capitano René Gimón ha sconvolto i nostri piani. Dal 3 febbraio, l’Alto Comando ha cominciato a disarmare i nostri Battaglioni pronti a insorgere, hanno preso i fucili dei soldati, smontato le batterie dei veicoli, tolto le radio dai carri armati, confiscato le munizioni…”.

Un altro elemento chiave per il fallimento militare del 4-F è stato la mancata comunicazione tra gli ufficiali coinvolti; Un aspetto che il Comandante Chávez ha così raccontato: “Io stesso, che dovevo coordinare l’intera rivolta, non avevo l’attrezzatura tecnica necessaria; e (inoltre) alcuni membri del nostro Movimento, nelle città dell’interno, hanno avuto un comportamento indeciso o non hanno potuto prendere il controllo della loro Caserma”.

Inoltre, e viste le circostanze che si sono verificate, i compagni dell’Aeronautica hanno ritenuto molto pericoloso volare; Una situazione alla quale bisogna aggiungere anche il fatto che alcuni gruppi di civili, militanti di partiti di sinistra, che avevano promesso di partecipare all’occupazione di emittenti radiofoniche e televisive, in pratica non si sono mai visti.

                                             III

Nelle indecisioni dell’ultimo minuto, indubbiamente ha avuto una influenza il fatto che, nelle prime ore del mattino di quella giornata, il presidente Pérez, dopo essere riuscito a sfuggire alle azioni progettate per catturarlo, si è rivolto alla Nazione; un discorso che ha avuto un effetto dissuasivo sui militari e sui civili, in luoghi dove era essenziale prendere il controllo.

La ribellione stava fallendo, così il comandante Chávez decise di mettersi in contatto con il generale Santeliz Ruiz; per informarlo che avrebbero deposto le armi. Intorno alle 10 del mattino di quel 4 febbraio, Chávez si arrese e fu portato a Forte Tiuna; lì apprese che i combattimenti erano continuati in alcuni luoghi di Caracas, Maracay e Valencia; e che l’Alto Comando Militare stava per ordinare che fossero bombardate le postazioni in cui i bolivariani continuavano a resistere non sapendo che Chávez si era arreso dopo il fallimento dei piani previsti, e per evitare ulteriori spargimenti di sangue. Quelli che continuavano a combattere, non lo avevano scoperto proprio a causa del grave fallimento nelle comunicazioni a cui abbiamo accennato.

Dopo aver appreso dell’intenzione del bombardamento, Chávez rimprovera i presenti: perché intendevano procedere a quel modo se loro si erano già arresi? La risposta a quella domanda gli permette di venire a conoscenza della resistenza che stavano opponendo i bolivariani. Ecco perché propone, per evitare tragedie maggiori, che gli diano l’opportunità di comunicare con la sua gente. È lì che l’ammiraglio Rodríguez Citraro dice al leader storico della rivoluzione bolivariana: «perché non lancia, tramite i media (di comunicazione), un messaggio di resa a tutti i suoi uomini?»

Il leader bolivariano accetta ed è allora che si verifica l’evento storico così importante per questo processo: il comandante Chávez, con grande forza d’animo nonostante tutte le avversità, si assume la responsabilità della ribellione e invia quel messaggio di speranza al suo popolo e al mondo in cui si è trasformato il suo «per ora».

 

(Traduzione di Geraldina Colotti, BRICS-PSUV Italia)

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